SAN QUIRICO D’ORCIA_PALAZZO CHIGI ZONDADARI
Dal Sodoma al Riccio: la pittura senese negli ultimi decenni della repubblica

PROGETTO
a cura di Gabriele Fattorini, Laura Martini

La presenza nella chiesa della compagnia del Santissimo Sacramento di San Quirico d’Orcia di una delle migliori opere di Bartolomeo Neroni detto il Riccio (Siena, documentato dal 1532 – 1571), ha offrerto l’occasione per allestire intorno a tale dipinto un dossier di opere in grado di raccontare il contesto pittorico nel quale ebbe a lavorare l’autore della pala. Ultimo erede della grande tradizione senese del Rinascimento di architetti versati anche in pittura e scultura, che aveva trovato i maggiori protagonisti in Francesco di Giorgio e Baldassarre Peruzzi, il Riccio visse nei decenni che dal Sacco di Roma (1527) condussero alla fine della Repubblica di Siena (1559), facendosi primo attore della scena artistica senese dopo la metà del secolo, al seguito della morte di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (1549) e di Domenico Beccafumi (1551). Tra questi due astri del Cinquecento senese, il Riccio ebbe certo a preferire il Sodoma (1477-1549), guardando a una versione “classicista” della “maniera”, che a Siena aveva trovato un ennesimo protagonista in Peruzzi. È attorno a simili artefici, in particolare al Sodoma maturo, e ai loro più validi epigoni, come Giorgio di Giovanni e il riscoperto Girolamo Magagni detto Giomo del Sodoma (le cui opere sono state equivocate finora sotto il nome di Marco Bigio), che ruota l’esposizione, intesa a raccontare la vicenda di una particolare tendenza della pittura senese, poco avvezza alle bizzarrie beccafumiane, nei decenni che precedettero la fine della Repubblica senese.

Il racconto si snoda anche attraverso la differente funzione dei dipinti: pale d’altare, tavole per devozione privata, testate di bara, coperte di organo, ritratti e soggetti mitologici. Fortificato da un’esperienza romana dei primi anni venti, a valle della quale si situa il cataletto dipinto entro il 1527 per la compagnia di San Giovanni Battista della Morte, Giovanni Antonio Bazzi seppe mantenere un ottimo successo nella Siena del secondo quarto del Cinquecento, con un linguaggio di gusto antiquario ben testimoniato dalla pala per la cappella Pecci nella chiesa del Carmine (restaurata per l’occasione) e da un piccolo nucleo di tavole coerenti per stile. Una selezionata scelta di opere dimostra quindi come percorressero strade ben diverse gli altri protagonisti della “maniera” senese di quel tempo: se Baldassarre Peruzzi confermava la sua convinta adesione all’antico, Beccafumi si differenziava per un più moderno ed eccentrico stile personale, da cui prendeva le mosse l’allievo Marco Pino, destinato a cogliere successi a Roma e Napoli.

Quanto ad allievi, questa esposizione presenta il recupero della personalità artistica di Girolamo Magagni (Siena, 1507-1562), ovvero il Giomo del Sodoma ricordato da Giorgio Vasari nella bottega del Bazzi. A lui si possono riferire le opere finora equivocate sotto il nome di “Marco Bigio”, di cui la mostra raccoglie accanto al documentato Concerto d’angeli della coperta del duomo di Siena (1550 circa), la Venere che dovette essere di casa Ciani, un paio di deliziose immagini mariane da devozione, il restaurato Cristo in Pietà dell’Osservanza di Montalcino (variante di quello affrescato dal Sodoma nel tabernacolo della Madonna del corvo a Siena) e un raro Ritratto d’uomo (che Wilhelm Suida credeva addirittura un autoritratto del Sodoma).

Chiude infine la sezione sul Riccio, focalizzata intorno alla pala con la Madonna col Bambino e i Santi Leonardo e Sebastiano dipinta per la compagnia del Santissimo Sacramento di San Quirico d’Orcia, posta a confronto con la notevole pala della Crocifissione della parrocchiale di Lucignano d’Arbia, a confermare l’attività del pittore per il territorio. Si tratta di una coppia di opere mature, che rivelano una consapevole familiarità con la cultura figurativa del Sodoma e di Peruzzi su cui il maestro si era formato nei primi anni trenta (e ne danno conto i frammenti di una inedita predella recentemente passata in asta e i frammenti della decorazione della cappella dei Santi Quattro Coronati in Duomo, commissionata nel 1534) e che avrebbe continuato a ispirare la sua tarda attività (testimoniata da un paio di tavole per devozione privata, da una sue versione del tema del Compiento e dal cataletto dipinto nel 1569 per la compagnia di Sant’Ansano a Siena).

Itinerario sul territorio:

SINALUNGA

  • Collegiata di San Martino

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma

 Madonna col Bambino e Santi, 1540-1545

 – Girolamo del Pacchia

Deposizione dalla croce 1530 circa

  • Chiesa di San Michele a La Fratta

 Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma

Madonna col Bambino e Santi, San Francesco, San Girolamo

1535-1539

TREQUANDA

 Chiesa dei Santi Pietro e Andrea

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma e bottega

 Ascensione di Cristo, 1530- 1535

 PIENZA

  • Palazzo Borgia, Museo Diocesano

– Marco Bigio /Giomo del Sodoma?

Sacra Famiglia con San Giovannino

1527-1535

ASCIANO

  • Monastero di Monte Oliveto Maggiore

– Bartolomeo Neroni detto il Riccio

Affreschi: Andata al calvario

Benedetto manda Mauro in Francia e Placido in Sicilia

  • Michele arcangelo a Chiusure

– Bartolomeo Neroni detto il Riccio

 Madonna col Bambino San Benedetto e San Michele arcangelo

SARTEANO

  • Sala d’arte Domenico Beccafumi, chiesa di S. Martino

– Domenico Beccafumi

Annunciazione, 1546